Un team dell'Università delle Hawaii a Manoa ha sviluppato e testato con successo uno strumento di imaging a biofluorescenza. La tecnologia è molto interessata alla NASA e sarà sicuramente inclusa nell'equipaggiamento del prossimo rover. Lo strumento si chiamava "BioFinder", il suo scopo è cercare tracce di vita precedente su altri pianeti.
Sostanze organiche come lipidi, amminoacidi e proteine possono produrre fluorescenza se esposte a determinati tipi di radiazioni. Ci sono molte combinazioni interessanti a seconda che si utilizzino raggi ultravioletti, infrarossi o raggi X. Studiando questi modelli, un team di scienziati guidato da Anupam Mishra ha sviluppato lo scanner compatto BioFinder.
Il compito di BioFinder è quello di evidenziare tracce di sostanze organiche per una rapida ricerca delle stesse sul terreno, tra i giacimenti del suolo e all'interno dei fossili. Gli scienziati ammettono che i meccanismi per sostituire la materia organica con i minerali non sono ancora del tutto chiari, ma la tecnologia sta già producendo risultati. BioFinder utilizza un laser a bassa potenza e una fotocamera per catturare la luce riflessa in tempo reale su video, mostrando ai ricercatori dove cercare tracce di vita.
Il dispositivo utilizza un'esposizione molto breve per eliminare l'interferenza dal bagliore dei minerali o dalla luce del giorno. BioFinder evidenzia tracce di sostanze organiche anche da una distanza di diversi metri, può essere utilizzato per scansionare un'ampia area. Trova con successo tracce di esseri viventi vissuti decine di milioni di anni fa. Se un dispositivo del genere è installato su un rover, prima o poi risponderà sicuramente alla domanda "C'era vita su Marte?"
2022-07-02 09:54:15
Autore: Vitalii Babkin